giovedì 13 dicembre 2012

Steady Girl

What has a girl to do?

12/13/2012. Crossroads between corso Tazzoli and corso Salvemini, Turin, Italy.
Ottanta euro. E’ questa la posta, la riffa, il montepremi. Ottanta euro potrebbero fare la differenza. O almeno potrebbero accorciare il salto tra due vite differenti.
Ancutza è al semaforo insieme alla sua amica Ana. Le auto arrivano a fiumi, si fermano. Ripartono. A sinistra vanno verso la città, diritto verso Mirafiori, l’enorme fabbrica con le ciminiere che si alzano al cielo sinistre, grige come canne di fucile. A destra si va alla tangenziale e poi, verso sud, da qualche parte c’è il mare.
Ancutza cammina svogliata tra le macchine ferme al rosso. Accenna una questua, poi un’altra. Le auto ripartono. Ritorna sul marciapiede un poco strascicante e si siede sui talloni accanto a me.
“Chiedi a Rose se può darmi 80 euro. Così compro una roulotte.” Fa lei convinta. 
“Come una roulotte? Con solo ottanta euro?! Replico interdetto.
“Per voi italiani ci sono altri prezzi” Sorride sorniona. “E poi non è bella, sai, è da aggiustare” 
Prendo il taccuino ed annoto diligente il nome di Ancutza con  un 80 cerchiato vicino. Lei prosegue: “Non è per me, è per i miei figli. Così li faccio dormire lì che dormono più bene.” Annuisco, prometto di parlarne con Rose, ma conosco già la risposta. Non forniamo aiuti economici ai singoli, salvo rare e parche eccezioni. Non siamo un’opera pia, non facciamo elemosine. 
Ancutza vive in una baracca che è poco più grande del mio bagno, con il marito Virgil e i figli Ionel e Bianca. Nel matrimoniale dorme lei con la figlia, mentre marito e figlio dormono per terra, su di un materasso che poggiano per la notte. 
Quando numerosi si dorme in spazi ristretti, è più difficile prendere sonno. Basta qualcuno che si alza per bere un bicchier d’acqua e tutti gli altri si svegliano. In più nella baracca, costruita con materiali di recupero, se la stufa è accesa è come stare in un forno, ma, non appena il fuoco si estingue, si gela.
Così i figli di Ancutza dormono male, si svegliano stanchi e non vogliono andare a scuola. La roulotte, meglio isolata termicamente, potrebbe finalmente fornire lo spazio ed il calore necessario per riposare bene.
Ancutza non si vergogna di mendicare al semaforo. Tutto quello che possiede è dentro una baracca di due metri per due, quattro assi di legno scadente inchiodate ad un tetto di lamiera ondulata. Una radio, un letto, due sedie, qualche pentola.
“Se posso comprare la roulotte ce la facio la stanza per bambini, così possono dormire bene ed essere attenti la scuola. Io sono rimasta in urma, non voglio che anche i miei figli restano in urma anche loro”
Ancutza alza il culo dai talloni e torna al lavoro. La mano tesa verso i finestrini chiusi delle auto, sperando che qualche vetro si abbassi.  In tre ore ha raccolto due euro e venti. Al semaforo dell’altro incrocio, un giocoliere rotea le sue clave, poi passa alla questua anche lui. Per il giocoliere qualche vetro si apre, dal vetro una mano allunga qualche spicciolo. Altro vetro, altra mano, altri spiccioli. La concorrenza e la competizione sono arrivate anche qui. Ai semafori.
Saluto e mi incammino verso il campo, lasciandomi in urma Ancutza e le ciminiere Fiat.
Non ci sono speranze per Ancutza di recuperare da noi ottanta euro. Ma forse potremmo insegnare ai rom come giocolare. 

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